lunedì 10 dicembre 2012


EBBRA DI IMMAGINI VAGO NELLE  STANZE VIRTUALI DI PENSIERI BALLERINI ...
DOLORE ALLE MANI, ALLA MENTE, UN PUNGIGLIONE MI TRAPASSA E STRAPAZZA LE MIE VENE. 
SCRIVO SCRIVO MA IL TORPORE NOTTURNO NON ARRIVA ...E' ARRIVATA L'ALBA ABBRACCIATA A MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì ...
IL VENTO PORTA BAMBINI FELICI?
IL TELEVISORE ACCESO BESTEMMIA CULTURA.
ASPETTO UN VIAGGIO.

venerdì 7 dicembre 2012

giovedì 6 dicembre 2012

dis-umanità

E' penoso quando l'ignoranza associata alla povertà d'animo, alla frustrazione, alla mancanza 

di empatia  di alcuni esseri umani (o disumani?), fa si  che prenda piede quella presunzione di 

voler ESISTERE attraverso le loro malsane parole e chiacchiere avizzite come i loro cuori, 

portando quelle bocche storte a sputare il nero dell'anima colma di rammarico, invidia e 

malessere, deridendo ogni tipo di diversità che nasce dalla paura e dalla non comprensione, 

usando una  forma di sotto-bullismo al femminile che sfocia nei social net! ! pena e paura del 

futuro di una certa nuova generazione che cresce, anzi DECRESCE, fino a sprofondare nella 

misera civiltà che loro stessi stanno costruendo ! 
A.A. 



giovedì 29 novembre 2012

Small bags handbags ?earrings? yessss!



Small bags handbags ?earrings
Orecchini hand made realizzati con:
- lana
- pizzo
- catena dorata 
- bottoncino vintage

mercoledì 28 novembre 2012

"I VENTAGLINI" di Accessori d'Arte



ALLEGRI, SPIRITOSI, SPRIZZANO SIMPATIA  E RALLEGRANO LA GIORNATA!
SONO " I VENTAGLINI" REALIZZATI IN COTONE, LANA, PELLE. 
PEZZI UNICI NEL LORO GENERE 


sabato 24 novembre 2012

LONDON STYLE BAG








LONDON STYLE BAG 
una borsa con i baffi !
- panno in lana spigata
- feltro
- bottoni vintage 

- tracolla regolabile
- doppio scomparto all'interno
*rifinita all'interno

mercoledì 21 novembre 2012

TUTTO NASCE DA QUESTA PAROLA

Idea (dal greco antico ἰδέα,[1] dal tema di ἰδεῖν,[2] vedere)[3] è un termine usato sia nel linguaggio comune che in filosofia, con diversi significati riferibili in genere ad un concetto o un "disegno della mente"

IDEA  ..

QUALCHE PAROLA SULLA CREATIVITA'

L’atto del “creare” è stato a lungo percepito come attributo divino: Catullo, Dante, Leonardo, non avrebbero definito se stessi “creativi”. Nel passato venivano ritenuti propri dell’uomo invenzione, genio e, dal ‘700, progresso e innovazione.
L’idea di “creatività” come atteggiamento mentale tipico (ma non esclusivo) degli esseri umani nasce nel ‘900. I primi studi specifici sul fenomeno risalgono al 1920. La parola “creatività” entra nel lessico italiano solo a metà del secolo scorso.
Attorno al concetto di creatività ci sono oggi molto interesse e qualche confusione. La creatività spsso viene vista come attività contigua alla stravaganza. O viene collegata automaticamente all’effimero (moda, intrattenimento). O al mondo dell’arte.
In effetti, il campo d’applicazione coincide con l’intero campo del pensare e dell’agire umano. Si può parlare di “creatività” intendendo sia un modo peculiare di pensare e di affrontare problemi, sia un processo che porta all’invenzione di qualcosa che non c’era prima o alla scoperta di qualcosa di ignoto.
Tra le moltissime definizioni esistenti di creatività si segnala per semplicità e precisione quella che sintetizza il pensiero di Henri Poincaré: “creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”. Le categorie di “nuovo” e “utile” radicano l’attività creativa nella storia e nella società. Il “nuovo” è relativo al periodo storico in cui viene concepito. L’“utile” è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Le categorie di nuovo e utile illustrano l’essenza dell’atto creativo: un superamento delle regole esistenti (il “nuovo”) che istituisca una ulteriore regola condivisa (l’utile). Individuano anche le due dimensioni del processo creativo, che unisce disordine e ordine, paradosso e metodo. Infine, le categorie di nuovo e utile estendono la sfera delle attività “creative” a tutto l’agire umano a cui sia riconosciuta un’utilità economica, o estetica, o etica, e che sviluppi novità: applicazione “nuova” di una regola esistente, estensione di una regola esistente a un campo “nuovo”, istituzione di una regola del tutto “nuova”.
Poiché si fonda sulla conoscenza preliminare delle regole “da trasgredire”, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno d’ordine e di successo (ma non inteso in termini economici), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione... gli stili di vita e di lavoro possono essere i più diversi, ma tutti sembrano implicare autodisciplina, un rispetto sostanziale per l’argomento a cui ci si dedica e una tenacia che, vista dall’esterno, sembrerebbe rasentare l’ossessione. Mentre in alcuni campi -la matematica, per esempio- la creatività sembra svilupparsi meglio in giovane età, in altri -letteratura, musica, arti figurative- continua per tutto l’arco della vita.
La creatività è espressione tipicamente umana perché si fonda anche sul possesso di linguaggi astratti (parole, numeri) e atti a compiere discriminazioni sottili. Ma non è espressione esclusivamente umana. Molte specie di mammiferi, in particolare i Primati, e alcune specie di uccelli hanno “intuizioni creative”, e riescono a trasmettere soluzioni creative alla prole.


















venerdì 16 novembre 2012

Accessori d'Arte: PERCHE'?

Accessori d'Arte: PERCHE'?: Ecco la porta. Eccola lì, fiero legno anziano avvolto da madre natura, nel silenzio di un paese bianco con strani tetti  a cono, il cuo...

PERCHE'?


Ecco la porta. Eccola lì, fiero legno anziano avvolto da madre natura, nel silenzio di un paese bianco con strani tetti  a cono, il cuore che salta su e giù e cerca una via di fuga, e fugge il dolore, esaltando  un mondo estraneo che tutto giudica, decido di cambiare strada e sono quasi felice.
A.A.

OGNUNO DI NOI



Ognuno di noi è unico nel suo essere e per questo cerco nell'oggetto accessorio l'unicità, l'originalità nascosta in ogni carattere, essenza umana e non, forma e formalità ..
ognuno di noi è unico e ciò che indossa dovrebbe allontanarsi dall'oggetto accessorio che rende schiavi perchè non è esso che ci indossa ma il contrario vivendolo..

-la borsa per una donna deve contenere, essere funzionale ed apparire allo stesso tempo ..seria, sbarazzina, curiosa, rock ...dolce ..bambina, malinconica..

-la collana deve attirare l'attenzione sul nostro collo e spalle, essenza sensualmente intellettuale  della donna 

-gli orecchini richiamano l'attenzione sul  volto, occhi, labbra ..espressione ed 
espressività  ..

-un bracciale deve avvolgere e ballare intorno al nostro polso ...leggero ..come se non ci fosse ma c'è..

-l'anello da sempre simbolo di unione..deve riflettere ciò che sembriamo e siamo ..

è per questo che :

..... CREO, INVENTO, SCRUTO, OSSERVO...MI RE- INVENTO OGNI GIORNO ...CAMBIO E RICAMBIO ..SORRIDO E PIANGO..PIANGO E S-O-R-R-I-D-O....DI COLORI E MATERIA I MIEI GIORNI ..

giovedì 15 novembre 2012

IL CONCETTO DELL'OPERA ARTIGIANALE NELLA STORIA DELL'ARTE

Artigianato di consumo. 

L'artigianato come prodotto di cultura, come testimonianza di un modo di essere, di lavorare e di "fare" oggetti legato a determinate localizzazioni geografiche e a precise tradizioni storiche tende oggi a dissolversi in un'altra forma di artigianato. In un nuovo artigianato rivolto alla produzione di oggetti di decorazione e di soprammobili da immettere immediatamente sul mercato, che ha perduto talune connotazioni tipiche del vecchio: come il fatto di essere reperibile solamente nei luoghi della sua produzione o di essere destinato ad una precisa funzione utilitaria. E che d'altra parte ha conservato, per distinguersi e minimamente nobilitarsi rispetto all'oggetto prodotto industrialmente, alcuni momenti di intervento manuale "artistico" nel procedimento di realizzazione. In realtà il termine di artigianato può essere oggi collegato a un ventaglio di attività piuttosto ampio: è artigiano colui che, già proprietario di un piccolo laboratorio, è diventato rivenditore di pezzi comperati altrove; ed è artigiano chi si limita a montare - non più a creare - le parti di quello che comunemente viene definito un oggetto di artigianato. I luoghi classici di diffusione del nuovo artigianato di consumo rimangono essenzialmente due. I primi corrispondono alle località che hanno alle spalle una determinata tradizione artigianale, ora recuperata nei termini di una produzione a metà tra artigianato e industria, fortemente massificata per rispondere alla crescente domanda legata all'enorme sviluppo dell'industria turistica. I secondi sono le "bancarelle di mercatini" dove il nuovo artigianato di consumo si presenta da solo mescolato a vecchi mobili e oggetti d'arredamento usati, tra i quali solo pochissimi esperti o fortunati riusciranno a trovare qualche pezzo di artigianato autentico e di valore. Queste "nuove figure professionali", di cui non si conosce l'effettiva formazione e provenienza, dovrebbero avere capacità di collegamento tra il mondo delle produzioni artigianali e i "luoghi" e le forme in cui tali prodotti dovrebbero acquisire una concreta e adeguata visibilità, che si muovono e interagiscono, ormai, su un'area "fuori dalla propria territorialità. 

L'artigiano artista. 

Una distinzione tra artigianato e artista si precisò definitivamente in Italia a partire dal XV secolo quando pittori e scultori - come Piero della Francesca, Ghiberti, Donatello o, più tardi, Leonardo e Michelangelo - intesero dare alla propria opera dignità e ambizioni scientifiche, svincolandola dalle "arti meccaniche" (manuali) alle quali fino ad allora era stata assimilata e collocandola sullo stesso piano delle "arti liberali".In questo modo furono poste le basi che diedero una giustificazione teorica a quella divaricazione che da allora avrebbe allontanato sempre più radicalmente la figura dell'artista da quella dell'artigiano. Il primo inteso come inventore/creatore di forme nuove e degne del massimo rispetto culturale, certamente fondate su capacità di mestiere che dovevano però essere fecondate, per raggiungere i gradi più alti del valore artistico, da fatti di elaborazione mentale/concettuale. Il secondo, l'artigiano, guardato viceversa come un ripetitore di oggetti e di forme predeterminate da una tradizione secolare continuamente aggiornata e replicata grazie alla padronanza di un mestiere per il quale la destrezza della mano conta di più dell'invenzione intellettuale. Alcune relazioni, tuttavia, sono continuate a sussistere tra questi due settori della produttività dell'uomo. Esistono tuttora, in altri termini, attività artigiane la cui organizzazione discende in modo diretto - secondo un filo e una tradizione ininterrotti - dalle botteghe artistiche medievali e rinascimentali: e anche se la manualità, l'abilità nell'usare un numero elevato di strumenti, ne è la prima caratteristica - si consideri ad esempio la varietà di martelli e di scalpelli usati dai cesellatori - certamente esiste anche una componente estetica nell'oggetto prodotto che suggerisce un apparentamento con l'opera d'arte. Ciò può essere riscontrato, esemplificativamente, nella produzione artigianale di ceselli , di oggetti di vetro, di statuine per presepi che, non a caso, vengono comunemente riconosciuti e indicati come fatti di "artigianato artistico". Un dato che accomuna tutti i prodotti appena ricordati è la mancanza di un qualsiasi riferimento alla cultura propria degli uomini che li hanno eseguiti, alle tradizioni popolari originali dei luoghi in cui quegli artigiani hanno vissuto.(Vera Zamagni, storia dell'Artigianato Italiano). 



Il preconcetto di considerare le cosiddette arti applicate come appartenenti ad un gradino gerarchico inferiore rispetto a pittura e scultura ha dominato incontrastato buona parte del secolo scorso e con l'affermarsi di alcune scuole e movimenti che credevano di poter pronosticare la fine d'ogni manualità in vista d'una futura era, totalmente meccanizzata. Oggi nonostante l'affermarsi - più che giustificato - della meccanizzazione e industrializzazione edilizia, della meccanizzazione secondo le regole del design, nonostante il sempre più intenso intervento dell'elettronica anche in campo artistico (computer art, video art, realtà virtuale, ecc.), si è finalmente riscoperto l'aspetto benefico di una attività manuale e comunque di una interferenza costante tra l'uomo e l'oggetto con la presenza del "fatto a mano" nei più svariati settori artigianali: dalla ceramica al legno, dal marmo al vetro, al ferro, al cuoio......(Gillo Dorfles, La seduzione degli oggetti). 

Ritorno ai mestieri 
Architetti, scultori, pittori, debbono tutti ritornare ai mestieri. L'arte non è una "professione". "Non vi è sostanziale differenza fra artista e artigiano, l'artista è un artigiano ispirato". 

In rari momenti di ispirazione, momenti che superano il controllo della sua stessa volontà, un particolare stato di grazia può fare sì che il suo lavoro sui trasformi in arte. 

La competenza professionale nel suo mestiere è essenziale al vero artista. Là risiede una sorgente di immaginazione creativa. Lasciateci creare una nuova categoria di artigiani, senza la classica distinzione che alza una arrogante barriera fra artigiano e artista. Contemporaneamente lasciateci concepire e creare il nuovo edificio del futuro che abbraccerà architettura, scultura e pittura e che si leverà un giorno verso il cielo dalle mani di un milione di lavoratori come simbolo di cristallo di una nuova fede. (Walter Gropius in "Bauhaus", 1981). 

IL DESIDERIO DI ORNAMENTO (da GLI ARTIGIANAUTI)





L'esigenza di adornarsi nasce addirittura prima di quella di vestirsi , al contrario oggi, dove l’abito è l’elemento principale a cui si coordinano tutti gli accessori, borsa, scarpe gioielli ecc. Tracce di ornamentazione personali sono state rinvenute per epoche precedenti al Paleolitico stesso: tuttavia con caratteristiche di objets trouvès, quali denti di animali, ciottoli, scheletri di pesci, conchiglie ecc.; in essi l’uomo era intervenuto praticando fori, facendovi passare corde, in modo da dover essere “indossabili”. Per trovare invece esemplari “lavorati” in senso stretto bisogna giungere al Paleolitico. Il grande scarto evolutivo avviene nell’età del Bronzo, dove le tecniche basilari della lavorazione dei metalli sono a tutt’oggi valide.


E’ estremamente interessante l’analisi delle motivazioni che tentano di spiegare questo fenomeno, e i loro continui significati in perenne mutamento.
Se prendiamo in considerazione il mondo animale, notiamo che la maggior parte delle specie è “naturalmente accessoriata”, mi spiego meglio con alcuni esempi: la coda del pavone, la cresta del gallo, le corna dell’alce ecc. Due sono le funzioni di questa incredibile biodiversità: la prima che investe principalmente la sfera cromatica e riguarda il mimetismo come arma di difesa; la seconda è usata come richiamo sessuale e rivela l’istinto della sopravvivenza della specie. Le armi diventano copie delle zanne, le collane di denti di tigre rivelano il carattere coraggioso del suo possessore.
La prima delle caratteristiche dell’uomo/artista è nella copia della natura, vedi dipinti paleolitici nelle grotte, la storia dell’arte testimonia questi inizi e le sue evoluzioni, la natura è il punto di partenza anche per la storia degli ornamenti: l’uomo preistorico emula la natura, copia gli ornamenti degli animali, aggiungendo un terzo elemento la magia, il misticismo che attribuirà agli oggetti inanimati, la cosiddetta funzione apotropaica. La funzione della copia è, nel campo pedagogico la prima fase dell’apprendimento, copiando facciamo nostro il mondo esterno, lo interiorizziamo, creiamo una relazione, questa fase di apprendimento empirico, cioè basato sull’esperienza, forma una conoscenza che andrà ad alimentare una coscienza globale del nostro piccolo io con l’universo.
La specie umana fin dai suoi albori ha cercato tramite l’oggetto gioiello di appagare il suo desiderio di distinguersi in un primo momento; poi l’ornamento è entrato a far parte di quella categoria di oggetti che rispondono all’impulso estetico, che nell’uomo è naturale , finalizzando la sua funzione di compensazione delle sue insicurezze fondamentali: la vanità, la superstizione, il desiderio di ricchezza materiale le carenze affettive (vedi oggetti di nessun valore intrinseco ma di grande valore mnemonico).

Il panorama odierno è variegato e l’offerta di accessorio/gioiello compensa la grande varietà delle richieste, al passo con i tempi coesiste tutto, è possibile appagare le molteplici aspettative del genere umano sia per rendere la propria persona unica o contrariamente assolutamente uguale a quella del gruppo di appartenenza che sia per categorie di moda, di ceto sociale o di etnia.
Nella contemporaneità convive l’oggetto di super lusso, nel quale sono la materia prima e le pietre preziose ad aumentare il valore pecuniario a cifre astronomiche e l’oggetto dell’artista famoso, del designer o dell’architetto blasonato, povero nelle materie e spesso nell’esecuzione ma carico di valore artistico.
La crisi economica mondiale di questi ultimi anni ha poi portato ad una esplosione del fenomeno dell’uso di materie riciclaste, anche nell’onda di una maggior consapevolezza ecologica delle ultime generazioni di designer. In aumento, sempre a causa della crisi, la gioielleria di scena, ovvero la bigiotteria, assemblaggio di vario materiale non pregiato, con durata limitata nel tempo, senza particolare pregio di esecuzione e di ricerca possiamo definirla finalizzata all’acquisto compulsivo ed economico.
E’ parere comune che oggigiorno è penalizzata la media produzione, intendendo quella fascia di mercato dell’artigianato artistico caratterizzata da qualità di materiali, ricerca di soluzioni, recupero delle tradizioni e manodopera specializzata ed è a mio parere importante sostenerla perché carica di valori sapienti e quindi di cultura.

A cura di Emanuela Bergonzoni















mercoledì 14 novembre 2012

UN TEMPO




un tempo si narrava di un luogo  in cui la giustizia non era un sogno,

l’onestà di cuore ed animo, se palesata, non era oggetto di scherno

un tempo era debole colui che aveva fame,

o il povero che aveva solo l’amore della terra che lo accoglieva..

 in un tempo molto lontano c’erano i mangiatori di patate sognatori ...

oggi ci sono i  venditori di patate  che rubano i sogni ..

io sogno un mondo forte e lucido da ogni debolezza  ..

io sogno un mondo dove la musica  è natura e la natura è musica ..

io sogno l’umanità coraggiosa dei malati consapevoli 

io sogno l’umano egoismo che si trasforma in amore, cuore, onore....

io sogno ....ed è così bello!

A.A.

Nederlands























Ho spesso immaginato che gli sguardi

sopravvivano all'atto del vedere come

fossero aste,

tragitti misurati, lance in una battaglia.

Allora penso che dentro una stanza 

appena abbandonata

simili tratti debbano restare qualche

 tempo sospesi ed incrociati 

nell'equilibrio del loro disegno

intatti e sovrapposti come i legni dello

 shangai.


di Valerio Magrelli

"I VENTAGLINI" by Accessori d'Arte

"I VENTAGLINI" SONO ORECCHINI  ALLEGRI E COLORATI IN COTONE E  COMPLETAMENTE REALIZZATI A MANO 

martedì 13 novembre 2012

LA SOLUZIONE E' SEMPRE LA CHIAVE - RING by Accessori d'Arte

https://www.facebook.com/accessoridarte

BLU BLU BLU


l colore blu ha avuto nella storia alterne vicende e curioso è il suo percorso: nato dall'incontro tra luce e materia, è entrato nella nostra vita a poco a poco fino a diventare il colore più amato e utilizzato tanto nell'arte quanto negli oggetti di uso quotidiano. Gli Egizi lo consideravano il colore degli dei, mentre ai Greci ed ai Romani non piaceva affatto.
ORIGINI ED ETIMOLOGIACuriosando nell’etimologia da cui provengono le parole che definiscono il colore blu scopriamo che la parola blu deriva dall'antico germanico blau e l’azzurro viene dal persiano Lazhward, il nome originale dei lapislazzuli. Turchino e turchese rimandano invece alla Turchia, paese in cui la pietra era molto diffusa. L’indaco proviene invece dall’India, mentre il celeste viene dal latino coelum, cielo.
IL PIGMENTO BLUNel mondo dell’antichità classica, così come nell’Europa medievale e rinascimentale, le materie prime utilizzate per riprodurre il blu in pittura o per tingere di questo colore le stoffe erano di origine naturale. Gli artisti facevano ricorso a due minerali finemente polverizzati: il lapislazzulo (amatissimo da Giotto) e l'azzurrite. Per i tessuti si usava invece il distillato di due arbusti: l’indigofera diffusa in India (di qui il nome indaco), nell'Americhe ed in Africa, oppure il guado o isatis tintoria, che cresceva nell'Europa del nord.
Solo nel 1200 grazie ad una serie di innovazioni tecniche, l’indaco diede vita ad una fiorente industria, specie in Francia. La capacità di produrre industrialmente l’indaco artificiale (con il quale oggi si tingono i blue- jeans) fu messa a punto in Germania alla fine dell’800.
Ma l'apoteosi del blu si celebrò nel 1700, quando l'invenzione di un pigmento artificiale - il blu di prussia- arricchì la tavolozza dei pittori e quando gli scienziati, grazie alle scoperte di Newton sullo spettro solare, attribuirono al blu lo status di colore fondamentale.
Nietzsche invece distingueva tra colori politeisti (giallo e rosso) e monoteisti (azzurro e verde).
Marc Chagall è riuscito a fare del blu un colore sconfinato attraverso i suoi quadri enigmatici.
Nelle Rondini Azzurre (che solo quando muoiono precipitano al suolo) del commediografo americano Tennessee Williams rivive l'antico e diffuso mito dell'uccello azzurro, frammento dell'infinito, simbolo di un’ineffabile, ultraterrena libertà (e talvolta dell'anima del defunto).
L’UTILIZZO DEL BLU NELLA COMUNICAZIONENelle statistiche degli ultimi 100 anni l'azzurro è il colore preferito da oltre il 50% degli europei ed è molto utilizzato sia nelle campagne marketing sia in quelle pubblicitarie. A questo proposito si è osservato che i sonniferi, il cioccolato al latte e molti prodotti per la pulizia vendono di meno se sulla confezione non c'è almeno un piccolo fregio celeste. Il blu è dappertutto e dovunque si trovi trasmette un messaggio preciso: sulla bandiera dell'Onu e dell'Unione Europea indica la volontà di pace e fratellanza. Sui pacchetti di zucchero significa dolcezza.
Sul logo di world wide web ci ricorda che viviamo sul “pianeta azzurro" e stiamo diventando una comunità interconnessa. Il Telefono azzurro segnala il desiderio di proteggere i bambini in difficoltà. I Blue- Jeans sono sinonimo di abbigliamento informale e rilassato.
Da circa tre secoli il colore blu è diventato anche un efficace strumento per comunicare concetti politici e militarisulla bandiera americana fu infatti associato all’idea di indipendenza; sulla coccarda francese, inaugurata il giorno della presa della Bastiglia, nel luglio 1789, rappresentò l'uguaglianzarivoluzionaria. E da allora, precorrendo le sofisticate classificazioni degli psicologi e degli uomini di marketing contemporanei, è diventato il colore dei repubblicani, in contrapposizione al bianco dei monarchici e dei cattolici, al nero dei fascisti e degli anarchici, al rosso dei socialisti e dei comunisti.
LA SIMBOLOGIA LEGATA AL BLUSecondo il test cromatico di Lüscher chi dà la preferenza al blu esprime il bisogno di quiete e serenità emotiva. Oppure è un tipo calmo per natura, altruista, in pace con se stesso e con il mondo. Il blu è un colore che racchiude l'attesa, la magia, il mistero.
In alcune correnti della mistica islamica il blu scuro è il colore della buona azione e l’azzurro quello della certezza intuitiva. La simbologia massonica di ispirazione, invece, accorda l’azzurro con i tre elementi centrali dell'albero della vita: il fondamento, la bellezza e la corona.
IL BLU CHE CI CIRCONDAPerché il cielo è azzurro? Lo ha scoperto, 150 anni fa, il fisico irlandese John Tyndall: il cielo è azzurro perché la luce solare, che è bianca, a contatto con l'atmosfera terrestre si suddivide, e i raggi blu, che hanno una lunghezza d'onda più breve degli altri si diffondono in tutte le direzioni. Associato al cielo e al mare, il blu evoca luce, profondità, intuizione dell'infinito, tensione verso l'ultraterreno, unione con il tutto.
Grazie al blu nel 1961 Jurij Gagarin, il primo astonauta russo che viaggiò nello spazio, si orientò nel buio dell’ambiente extratmosferico. Infatti appena vide il nostro pianeta, il primo commento che comunicò alla base di controllo fu "la terrà è blu […] Che meraviglia. E’ incredibile.”
A PROPOSITO DEL BLULa rappresentazione divina del bluL'associazione del blu con il cielo, la notte, l'infinito, la divinità ed i poteri ultraterreni è antica quanto il mondo e diffusa in moltissime popolazioni. Era compito di Nut, dea della volta celeste, curare gli affanni e la stanchezza degli uomini.
IL BLU IN ARTE, LETTERATURA E FILOSOFIAVestirsi di blu ormai non era più una stravaganza. Ma nessun libro - scrive Pastoureau- nessuna opera d'arte e nessun avvenimento esercitò tale influenza sulla moda quanto il libro di Goethe “I dolori del giovane Werter”, pubblicato nel 1774. Per almeno 10 anni il capo più richiesto dai giovani di tutta Europa fu proprio “l’abito alla Werter” e cioè la marsina blu che l’eroe indossava quando conobbe Carlotta.
Lo stesso Goethe vestiva spesso di blu, e nella suaTeoria dei Colori definì l'associazione del blu e del giallo come l'armonia cromatica assoluta. Ma non fu il solo: al pari del grande scrittore tedesco tutto il movimento romantico portò un culto assoluto al colore blu.
Simbolo del romanticismo divenne così “il piccolo fiore blu” visto in sogno da Enrico di Ofterdingen, protagonista dell'omonimo romanzo di Novalis.
Per i romantici il blu costellava la poesia, il sogno, lamelanconia, il languore assetato di assoluto. Arthur Rimbaud, il poeta “maledetto” che amava la simbologia alchemica, associava il blu alla lettera O, figura rotonda, piena e materna. Vasilij Kandinskij e Franz Marc fondarono insieme nel 1911 il movimento pittorico “Der Blaue Reiter” (Il Cavaliere azzurro). Kandinskij scrisse che blu implicava profondità ed era il colore dei personaggi spirituali






"SOCIOLOGIA DELLA MODA" DI FRÉDÉRIC MONNEYRON LA METAFISICA DELL’APPARENZA


di Alessandro Rosanò


Quest’anno va di moda il trikini, anzi no, la scarpa con tacco 12, anzi no, la pochette, anzi no… Invariabilmente, ad ogni stagione, si ripropone il problema di cosa sia in e di cosa sia out, se sia il caso o meno di tenere quel vestito/pantalone/sandalo che si era acquistato l’anno scorso, se sia opportuno rinnovare l’intero guardaroba. Problemi in apparenza futili, che tuttavia sottintendono complesse tematiche, di natura epistemologica.
Monneyron, docente universitario di Letteratura generale e comparata, si confronta in quest’opera con i complessi meccanismi che dominano il fatuo mondo della moda. Occorre tuttavia una precisazione: i meccanismi di cui parla Monneyron non sono propriamente quelli di natura funzionale, che potrebbero interessare, ad esempio, la terribile Miranda interpretata da Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada (questo capo si venderà o non si venderà?), o meglio, lo sono solo di riflesso, in quanto essi derivano dai meccanismi ideali sui quali egli concentra la sua attenzione: vale a dire, capire cosa sia la moda, da dove derivi, in virtù di cosa un quid possa essere definito alla moda o no. Così, è interessante scoprire che la moda, invenzione borghese dell’Ottocento, non sia altro che l’espressione di un continuo meccanismo di rincorsa tra una classe sociale sott’ordinata e un’altra sopraordinata, per cui un certo tipo di vestito o di accessorio prima si afferma presso la ricca borghesia e poi presso il resto della società, la quale mira a somigliare a chi è superiore. Per evitare però di confondersi con chi non le è pari, la borghesia è allora costretta a cambiare, imponendo una nuova moda. E così via, in un costante meccanismo di avvicinamento e allontanamento che, dal XIX secolo, arriva sino ad oggi. Il vestito perde allora (o quanto meno vede fortemente ridimensionata) la sua funzione primaria, quella di coprire e riparare, per divenire un fenomeno sociale, espressivo di uno status, della volontà di conformarsi o di non conformarsi.
L’analisi di Monneyron, benché condotta con piglio eccessivamente scientifico-accademico, risulta interessante in almeno due parti: la prima è quella in cui dimostra come la moda abbia fin dalle sue origini esercitato una forte attrazione sugli scrittori, non solo il dandy Oscar Wilde, ma anche Honoré de Balzac, Alphonse Daudet, Emile Zola, addirittura il “maledetto” Mallarmé, tutti interessati all’affermazione di quel fatto altamente innovativo (sembra anzi che sia stato grazie a Balzac che si sia imposto l’abito nero maschile). E poi, nel Novecento, sarà la volta di grandi pensatori come Sigmund Freud, Herbert Marcuse, Mircea Eliade, Edgar Morin. Nella seconda, Monneyron fa riferimento ad alcuni grandi della moda, come Yves Saint-Laurent, Gianni Versace, Giorgio Armani, Vivienne Westwood, che più che stilisti andrebbero visti come artisti tout court perché in grado di rendere i loro vestiti strumenti di anticipazione sociale: “nella percezione del tempo e dello spazio e soprattutto nella costruzione delle identità sessuali”. Ecco che allora gli indumenti possono diventare “indicatori affidabili delle angosce e delle aspirazioni della società in un dato momento della sua storia”.

Lo studio della moda in antropologia e sociologia




L'antropologia e le discipline moderne, quali sociologia, cultural studies , psicologia, adottano approcci differenti allo studio dei fenomeni della moda.
L'antropologia nata con l'interesse di studiare e analizzare differenze ontologiche e universali della popolazione umana, a partire dalle comunità tradizionali e primitive, oggi si trova arricchita di numerosi studi sulle società occidentali moderne.
La sociologia, d'altro canto si pone nello studio dei fenomeni collettivi con una maggior umiltà prestando interesse verso questioni che prima non venivano considerate degne di studio.
La distinzione tra queste discipline tuttora presente ha prodotto corpi letterari differenti che a volte si sono scontrati anche nella terminologia usata, ma lo sforzo comune di creare un'ordinata accumulazione di conoscenze, le rende oggi interdipendenti.
Un corpo di letteratura antropologica interessato agli aspetti dell'abbigliamento e dell'ornamento, prende forma nel lavoro di Barnes e Eicher, Cordwell e Schwarz, Polhemus e Proctor e altri ancora; un altro corpo di letteratura sulla moda nelle società occidentali, è prodotto da teorici di sociologia, cultural studies e psicologia.

Generalmente vi è da parte di numerosi autori delle discipline moderne la tendenza a collocare il fenomeno della moda storicamente e geograficamente nella società occidentale quale specifico sistema per la produzione e organizzazione dell'abbigliamento, emerso nel quattordicesimo secolo nelle corti europee, in particolare alla corte francese di Luigi ΧΙV e sviluppatasi con la nascita del capitalismo mercantile. Questi autori convengono nell'affermare che la moda nasce nell'emergenza e nello sviluppo della cultura moderna occidentale dove la mobilità sociale diventa possibile, dove cioè si sviluppano quelle condizioni che favoriscono la propensione al cambiamento.
Un'altra frangia di pensiero rappresentata soprattutto dagli antropologi Barnes e Eicher e J.Craick dichiara essere un errore considerare la moda caratteristica di società industriali solamente. Essi tentano di difendere la natura della moda, "ingiustamente" pensata dai più come frutto di una logica occidentale e nella loro critica sembrano rivelare l'intenzione di restituire a questo fenomeno una proprietà più generale, senza circoscriverlo ad un tempo e ad un luogo specifico.

Probabilmente ciò che non piace a questi autori è l'idea che nell'immaginario collettivo l'esperienza della moda venga preclusa a società differenti da quella occidentale, società più semplici e non tecnologicamente avanzate, in cui il vestiario viene impropriamente definito tradizionale, quando questo termine è usato per indicare mancanza di cambiamento. Sappiamo però che nella storia di ogni cultura, contatti con altri popoli hanno sempre portato cambiamenti e contaminazioni, testimoni ne sono le vesti e i loro particolari.

Ciò che viene riconosciuto in maniera indiscutibile e che unisce studiosi provenienti dalle varie discipline consiste nel riconoscere alla moda le seguenti caratteristiche:
• è un fenomeno che esiste dove la mobilità sociale è possibile;
• possiede il suo indistinguibile carattere di produzione e distribuzione;
• è caratterizzato da una logica di regolare e sistematico cambiamento.


Moda è l'abito la cui caratteristica proprietà consiste nel rapido e continuo cambiamento di stile …moda in una parola è cambiamento( E. Wilson, Adorned in Dreams: Fashion and Modernity, London, Virago, 1985, p. 316).
Ogni definizione di moda cercando di aggrappare ciò che la distingue da termini quali stile, costume, dall'abito convenzionale o accettabile, deve porre la sua enfasi nell'elemento di cambiamento che sempre associamo al termine.
Moda è sempre associata all'idea di cambiamento e si sviluppa con l'emergere di mutamenti economici politici e sociali diventando uno strumento individuale nella lotta al riconoscimento