martedì 13 novembre 2012
BLU BLU BLU
l colore blu ha avuto nella storia alterne vicende e curioso è il suo percorso: nato dall'incontro tra luce e materia, è entrato nella nostra vita a poco a poco fino a diventare il colore più amato e utilizzato tanto nell'arte quanto negli oggetti di uso quotidiano. Gli Egizi lo consideravano il colore degli dei, mentre ai Greci ed ai Romani non piaceva affatto.
ORIGINI ED ETIMOLOGIACuriosando nell’etimologia da cui provengono le parole che definiscono il colore blu scopriamo che la parola blu deriva dall'antico germanico blau e l’azzurro viene dal persiano Lazhward, il nome originale dei lapislazzuli. Turchino e turchese rimandano invece alla Turchia, paese in cui la pietra era molto diffusa. L’indaco proviene invece dall’India, mentre il celeste viene dal latino coelum, cielo.
IL PIGMENTO BLUNel mondo dell’antichità classica, così come nell’Europa medievale e rinascimentale, le materie prime utilizzate per riprodurre il blu in pittura o per tingere di questo colore le stoffe erano di origine naturale. Gli artisti facevano ricorso a due minerali finemente polverizzati: il lapislazzulo (amatissimo da Giotto) e l'azzurrite. Per i tessuti si usava invece il distillato di due arbusti: l’indigofera diffusa in India (di qui il nome indaco), nell'Americhe ed in Africa, oppure il guado o isatis tintoria, che cresceva nell'Europa del nord.
Solo nel 1200 grazie ad una serie di innovazioni tecniche, l’indaco diede vita ad una fiorente industria, specie in Francia. La capacità di produrre industrialmente l’indaco artificiale (con il quale oggi si tingono i blue- jeans) fu messa a punto in Germania alla fine dell’800.
Ma l'apoteosi del blu si celebrò nel 1700, quando l'invenzione di un pigmento artificiale - il blu di prussia- arricchì la tavolozza dei pittori e quando gli scienziati, grazie alle scoperte di Newton sullo spettro solare, attribuirono al blu lo status di colore fondamentale.
Nietzsche invece distingueva tra colori politeisti (giallo e rosso) e monoteisti (azzurro e verde).
Marc Chagall è riuscito a fare del blu un colore sconfinato attraverso i suoi quadri enigmatici.
Nelle Rondini Azzurre (che solo quando muoiono precipitano al suolo) del commediografo americano Tennessee Williams rivive l'antico e diffuso mito dell'uccello azzurro, frammento dell'infinito, simbolo di un’ineffabile, ultraterrena libertà (e talvolta dell'anima del defunto).
Marc Chagall è riuscito a fare del blu un colore sconfinato attraverso i suoi quadri enigmatici.
Nelle Rondini Azzurre (che solo quando muoiono precipitano al suolo) del commediografo americano Tennessee Williams rivive l'antico e diffuso mito dell'uccello azzurro, frammento dell'infinito, simbolo di un’ineffabile, ultraterrena libertà (e talvolta dell'anima del defunto).
L’UTILIZZO DEL BLU NELLA COMUNICAZIONENelle statistiche degli ultimi 100 anni l'azzurro è il colore preferito da oltre il 50% degli europei ed è molto utilizzato sia nelle campagne marketing sia in quelle pubblicitarie. A questo proposito si è osservato che i sonniferi, il cioccolato al latte e molti prodotti per la pulizia vendono di meno se sulla confezione non c'è almeno un piccolo fregio celeste. Il blu è dappertutto e dovunque si trovi trasmette un messaggio preciso: sulla bandiera dell'Onu e dell'Unione Europea indica la volontà di pace e fratellanza. Sui pacchetti di zucchero significa dolcezza.
Sul logo di world wide web ci ricorda che viviamo sul “pianeta azzurro" e stiamo diventando una comunità interconnessa. Il Telefono azzurro segnala il desiderio di proteggere i bambini in difficoltà. I Blue- Jeans sono sinonimo di abbigliamento informale e rilassato.
Da circa tre secoli il colore blu è diventato anche un efficace strumento per comunicare concetti politici e militari: sulla bandiera americana fu infatti associato all’idea di indipendenza; sulla coccarda francese, inaugurata il giorno della presa della Bastiglia, nel luglio 1789, rappresentò l'uguaglianzarivoluzionaria. E da allora, precorrendo le sofisticate classificazioni degli psicologi e degli uomini di marketing contemporanei, è diventato il colore dei repubblicani, in contrapposizione al bianco dei monarchici e dei cattolici, al nero dei fascisti e degli anarchici, al rosso dei socialisti e dei comunisti.
Da circa tre secoli il colore blu è diventato anche un efficace strumento per comunicare concetti politici e militari: sulla bandiera americana fu infatti associato all’idea di indipendenza; sulla coccarda francese, inaugurata il giorno della presa della Bastiglia, nel luglio 1789, rappresentò l'uguaglianzarivoluzionaria. E da allora, precorrendo le sofisticate classificazioni degli psicologi e degli uomini di marketing contemporanei, è diventato il colore dei repubblicani, in contrapposizione al bianco dei monarchici e dei cattolici, al nero dei fascisti e degli anarchici, al rosso dei socialisti e dei comunisti.
LA SIMBOLOGIA LEGATA AL BLUSecondo il test cromatico di Lüscher chi dà la preferenza al blu esprime il bisogno di quiete e serenità emotiva. Oppure è un tipo calmo per natura, altruista, in pace con se stesso e con il mondo. Il blu è un colore che racchiude l'attesa, la magia, il mistero.
In alcune correnti della mistica islamica il blu scuro è il colore della buona azione e l’azzurro quello della certezza intuitiva. La simbologia massonica di ispirazione, invece, accorda l’azzurro con i tre elementi centrali dell'albero della vita: il fondamento, la bellezza e la corona.
In alcune correnti della mistica islamica il blu scuro è il colore della buona azione e l’azzurro quello della certezza intuitiva. La simbologia massonica di ispirazione, invece, accorda l’azzurro con i tre elementi centrali dell'albero della vita: il fondamento, la bellezza e la corona.
IL BLU CHE CI CIRCONDAPerché il cielo è azzurro? Lo ha scoperto, 150 anni fa, il fisico irlandese John Tyndall: il cielo è azzurro perché la luce solare, che è bianca, a contatto con l'atmosfera terrestre si suddivide, e i raggi blu, che hanno una lunghezza d'onda più breve degli altri si diffondono in tutte le direzioni. Associato al cielo e al mare, il blu evoca luce, profondità, intuizione dell'infinito, tensione verso l'ultraterreno, unione con il tutto.
Grazie al blu nel 1961 Jurij Gagarin, il primo astonauta russo che viaggiò nello spazio, si orientò nel buio dell’ambiente extratmosferico. Infatti appena vide il nostro pianeta, il primo commento che comunicò alla base di controllo fu "la terrà è blu […] Che meraviglia. E’ incredibile.”
A PROPOSITO DEL BLULa rappresentazione divina del bluL'associazione del blu con il cielo, la notte, l'infinito, la divinità ed i poteri ultraterreni è antica quanto il mondo e diffusa in moltissime popolazioni. Era compito di Nut, dea della volta celeste, curare gli affanni e la stanchezza degli uomini.
IL BLU IN ARTE, LETTERATURA E FILOSOFIAVestirsi di blu ormai non era più una stravaganza. Ma nessun libro - scrive Pastoureau- nessuna opera d'arte e nessun avvenimento esercitò tale influenza sulla moda quanto il libro di Goethe “I dolori del giovane Werter”, pubblicato nel 1774. Per almeno 10 anni il capo più richiesto dai giovani di tutta Europa fu proprio “l’abito alla Werter” e cioè la marsina blu che l’eroe indossava quando conobbe Carlotta.
Lo stesso Goethe vestiva spesso di blu, e nella suaTeoria dei Colori definì l'associazione del blu e del giallo come l'armonia cromatica assoluta. Ma non fu il solo: al pari del grande scrittore tedesco tutto il movimento romantico portò un culto assoluto al colore blu.
Simbolo del romanticismo divenne così “il piccolo fiore blu” visto in sogno da Enrico di Ofterdingen, protagonista dell'omonimo romanzo di Novalis.
Per i romantici il blu costellava la poesia, il sogno, lamelanconia, il languore assetato di assoluto. Arthur Rimbaud, il poeta “maledetto” che amava la simbologia alchemica, associava il blu alla lettera O, figura rotonda, piena e materna. Vasilij Kandinskij e Franz Marc fondarono insieme nel 1911 il movimento pittorico “Der Blaue Reiter” (Il Cavaliere azzurro). Kandinskij scrisse che blu implicava profondità ed era il colore dei personaggi spirituali
Per i romantici il blu costellava la poesia, il sogno, lamelanconia, il languore assetato di assoluto. Arthur Rimbaud, il poeta “maledetto” che amava la simbologia alchemica, associava il blu alla lettera O, figura rotonda, piena e materna. Vasilij Kandinskij e Franz Marc fondarono insieme nel 1911 il movimento pittorico “Der Blaue Reiter” (Il Cavaliere azzurro). Kandinskij scrisse che blu implicava profondità ed era il colore dei personaggi spirituali
"SOCIOLOGIA DELLA MODA" DI FRÉDÉRIC MONNEYRON LA METAFISICA DELL’APPARENZA
di Alessandro Rosanò
Quest’anno va di moda il trikini, anzi no, la scarpa con tacco 12, anzi no, la pochette, anzi no… Invariabilmente, ad ogni stagione, si ripropone il problema di cosa sia in e di cosa sia out, se sia il caso o meno di tenere quel vestito/pantalone/sandalo che si era acquistato l’anno scorso, se sia opportuno rinnovare l’intero guardaroba. Problemi in apparenza futili, che tuttavia sottintendono complesse tematiche, di natura epistemologica.
Monneyron, docente universitario di Letteratura generale e comparata, si confronta in quest’opera con i complessi meccanismi che dominano il fatuo mondo della moda. Occorre tuttavia una precisazione: i meccanismi di cui parla Monneyron non sono propriamente quelli di natura funzionale, che potrebbero interessare, ad esempio, la terribile Miranda interpretata da Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada (questo capo si venderà o non si venderà?), o meglio, lo sono solo di riflesso, in quanto essi derivano dai meccanismi ideali sui quali egli concentra la sua attenzione: vale a dire, capire cosa sia la moda, da dove derivi, in virtù di cosa un quid possa essere definito alla moda o no. Così, è interessante scoprire che la moda, invenzione borghese dell’Ottocento, non sia altro che l’espressione di un continuo meccanismo di rincorsa tra una classe sociale sott’ordinata e un’altra sopraordinata, per cui un certo tipo di vestito o di accessorio prima si afferma presso la ricca borghesia e poi presso il resto della società, la quale mira a somigliare a chi è superiore. Per evitare però di confondersi con chi non le è pari, la borghesia è allora costretta a cambiare, imponendo una nuova moda. E così via, in un costante meccanismo di avvicinamento e allontanamento che, dal XIX secolo, arriva sino ad oggi. Il vestito perde allora (o quanto meno vede fortemente ridimensionata) la sua funzione primaria, quella di coprire e riparare, per divenire un fenomeno sociale, espressivo di uno status, della volontà di conformarsi o di non conformarsi.
L’analisi di Monneyron, benché condotta con piglio eccessivamente scientifico-accademico, risulta interessante in almeno due parti: la prima è quella in cui dimostra come la moda abbia fin dalle sue origini esercitato una forte attrazione sugli scrittori, non solo il dandy Oscar Wilde, ma anche Honoré de Balzac, Alphonse Daudet, Emile Zola, addirittura il “maledetto” Mallarmé, tutti interessati all’affermazione di quel fatto altamente innovativo (sembra anzi che sia stato grazie a Balzac che si sia imposto l’abito nero maschile). E poi, nel Novecento, sarà la volta di grandi pensatori come Sigmund Freud, Herbert Marcuse, Mircea Eliade, Edgar Morin. Nella seconda, Monneyron fa riferimento ad alcuni grandi della moda, come Yves Saint-Laurent, Gianni Versace, Giorgio Armani, Vivienne Westwood, che più che stilisti andrebbero visti come artisti tout court perché in grado di rendere i loro vestiti strumenti di anticipazione sociale: “nella percezione del tempo e dello spazio e soprattutto nella costruzione delle identità sessuali”. Ecco che allora gli indumenti possono diventare “indicatori affidabili delle angosce e delle aspirazioni della società in un dato momento della sua storia”.
Lo studio della moda in antropologia e sociologia
L'antropologia e le discipline moderne, quali sociologia, cultural studies , psicologia, adottano approcci differenti allo studio dei fenomeni della moda.
L'antropologia nata con l'interesse di studiare e analizzare differenze ontologiche e universali della popolazione umana, a partire dalle comunità tradizionali e primitive, oggi si trova arricchita di numerosi studi sulle società occidentali moderne.
La sociologia, d'altro canto si pone nello studio dei fenomeni collettivi con una maggior umiltà prestando interesse verso questioni che prima non venivano considerate degne di studio.
La distinzione tra queste discipline tuttora presente ha prodotto corpi letterari differenti che a volte si sono scontrati anche nella terminologia usata, ma lo sforzo comune di creare un'ordinata accumulazione di conoscenze, le rende oggi interdipendenti.
Un corpo di letteratura antropologica interessato agli aspetti dell'abbigliamento e dell'ornamento, prende forma nel lavoro di Barnes e Eicher, Cordwell e Schwarz, Polhemus e Proctor e altri ancora; un altro corpo di letteratura sulla moda nelle società occidentali, è prodotto da teorici di sociologia, cultural studies e psicologia.
Generalmente vi è da parte di numerosi autori delle discipline moderne la tendenza a collocare il fenomeno della moda storicamente e geograficamente nella società occidentale quale specifico sistema per la produzione e organizzazione dell'abbigliamento, emerso nel quattordicesimo secolo nelle corti europee, in particolare alla corte francese di Luigi ΧΙV e sviluppatasi con la nascita del capitalismo mercantile. Questi autori convengono nell'affermare che la moda nasce nell'emergenza e nello sviluppo della cultura moderna occidentale dove la mobilità sociale diventa possibile, dove cioè si sviluppano quelle condizioni che favoriscono la propensione al cambiamento.
Un'altra frangia di pensiero rappresentata soprattutto dagli antropologi Barnes e Eicher e J.Craick dichiara essere un errore considerare la moda caratteristica di società industriali solamente. Essi tentano di difendere la natura della moda, "ingiustamente" pensata dai più come frutto di una logica occidentale e nella loro critica sembrano rivelare l'intenzione di restituire a questo fenomeno una proprietà più generale, senza circoscriverlo ad un tempo e ad un luogo specifico.
Probabilmente ciò che non piace a questi autori è l'idea che nell'immaginario collettivo l'esperienza della moda venga preclusa a società differenti da quella occidentale, società più semplici e non tecnologicamente avanzate, in cui il vestiario viene impropriamente definito tradizionale, quando questo termine è usato per indicare mancanza di cambiamento. Sappiamo però che nella storia di ogni cultura, contatti con altri popoli hanno sempre portato cambiamenti e contaminazioni, testimoni ne sono le vesti e i loro particolari.
Ciò che viene riconosciuto in maniera indiscutibile e che unisce studiosi provenienti dalle varie discipline consiste nel riconoscere alla moda le seguenti caratteristiche:
• è un fenomeno che esiste dove la mobilità sociale è possibile;
• possiede il suo indistinguibile carattere di produzione e distribuzione;
• è caratterizzato da una logica di regolare e sistematico cambiamento.
Moda è l'abito la cui caratteristica proprietà consiste nel rapido e continuo cambiamento di stile …moda in una parola è cambiamento( E. Wilson, Adorned in Dreams: Fashion and Modernity, London, Virago, 1985, p. 316).
Ogni definizione di moda cercando di aggrappare ciò che la distingue da termini quali stile, costume, dall'abito convenzionale o accettabile, deve porre la sua enfasi nell'elemento di cambiamento che sempre associamo al termine.
Moda è sempre associata all'idea di cambiamento e si sviluppa con l'emergere di mutamenti economici politici e sociali diventando uno strumento individuale nella lotta al riconoscimento.
L'antropologia nata con l'interesse di studiare e analizzare differenze ontologiche e universali della popolazione umana, a partire dalle comunità tradizionali e primitive, oggi si trova arricchita di numerosi studi sulle società occidentali moderne.
La sociologia, d'altro canto si pone nello studio dei fenomeni collettivi con una maggior umiltà prestando interesse verso questioni che prima non venivano considerate degne di studio.
La distinzione tra queste discipline tuttora presente ha prodotto corpi letterari differenti che a volte si sono scontrati anche nella terminologia usata, ma lo sforzo comune di creare un'ordinata accumulazione di conoscenze, le rende oggi interdipendenti.
Un corpo di letteratura antropologica interessato agli aspetti dell'abbigliamento e dell'ornamento, prende forma nel lavoro di Barnes e Eicher, Cordwell e Schwarz, Polhemus e Proctor e altri ancora; un altro corpo di letteratura sulla moda nelle società occidentali, è prodotto da teorici di sociologia, cultural studies e psicologia.
Generalmente vi è da parte di numerosi autori delle discipline moderne la tendenza a collocare il fenomeno della moda storicamente e geograficamente nella società occidentale quale specifico sistema per la produzione e organizzazione dell'abbigliamento, emerso nel quattordicesimo secolo nelle corti europee, in particolare alla corte francese di Luigi ΧΙV e sviluppatasi con la nascita del capitalismo mercantile. Questi autori convengono nell'affermare che la moda nasce nell'emergenza e nello sviluppo della cultura moderna occidentale dove la mobilità sociale diventa possibile, dove cioè si sviluppano quelle condizioni che favoriscono la propensione al cambiamento.
Un'altra frangia di pensiero rappresentata soprattutto dagli antropologi Barnes e Eicher e J.Craick dichiara essere un errore considerare la moda caratteristica di società industriali solamente. Essi tentano di difendere la natura della moda, "ingiustamente" pensata dai più come frutto di una logica occidentale e nella loro critica sembrano rivelare l'intenzione di restituire a questo fenomeno una proprietà più generale, senza circoscriverlo ad un tempo e ad un luogo specifico.
Probabilmente ciò che non piace a questi autori è l'idea che nell'immaginario collettivo l'esperienza della moda venga preclusa a società differenti da quella occidentale, società più semplici e non tecnologicamente avanzate, in cui il vestiario viene impropriamente definito tradizionale, quando questo termine è usato per indicare mancanza di cambiamento. Sappiamo però che nella storia di ogni cultura, contatti con altri popoli hanno sempre portato cambiamenti e contaminazioni, testimoni ne sono le vesti e i loro particolari.
Ciò che viene riconosciuto in maniera indiscutibile e che unisce studiosi provenienti dalle varie discipline consiste nel riconoscere alla moda le seguenti caratteristiche:
• è un fenomeno che esiste dove la mobilità sociale è possibile;
• possiede il suo indistinguibile carattere di produzione e distribuzione;
• è caratterizzato da una logica di regolare e sistematico cambiamento.
Moda è l'abito la cui caratteristica proprietà consiste nel rapido e continuo cambiamento di stile …moda in una parola è cambiamento( E. Wilson, Adorned in Dreams: Fashion and Modernity, London, Virago, 1985, p. 316).
Ogni definizione di moda cercando di aggrappare ciò che la distingue da termini quali stile, costume, dall'abito convenzionale o accettabile, deve porre la sua enfasi nell'elemento di cambiamento che sempre associamo al termine.
Moda è sempre associata all'idea di cambiamento e si sviluppa con l'emergere di mutamenti economici politici e sociali diventando uno strumento individuale nella lotta al riconoscimento.
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