martedì 13 novembre 2012

Lo studio della moda in antropologia e sociologia




L'antropologia e le discipline moderne, quali sociologia, cultural studies , psicologia, adottano approcci differenti allo studio dei fenomeni della moda.
L'antropologia nata con l'interesse di studiare e analizzare differenze ontologiche e universali della popolazione umana, a partire dalle comunità tradizionali e primitive, oggi si trova arricchita di numerosi studi sulle società occidentali moderne.
La sociologia, d'altro canto si pone nello studio dei fenomeni collettivi con una maggior umiltà prestando interesse verso questioni che prima non venivano considerate degne di studio.
La distinzione tra queste discipline tuttora presente ha prodotto corpi letterari differenti che a volte si sono scontrati anche nella terminologia usata, ma lo sforzo comune di creare un'ordinata accumulazione di conoscenze, le rende oggi interdipendenti.
Un corpo di letteratura antropologica interessato agli aspetti dell'abbigliamento e dell'ornamento, prende forma nel lavoro di Barnes e Eicher, Cordwell e Schwarz, Polhemus e Proctor e altri ancora; un altro corpo di letteratura sulla moda nelle società occidentali, è prodotto da teorici di sociologia, cultural studies e psicologia.

Generalmente vi è da parte di numerosi autori delle discipline moderne la tendenza a collocare il fenomeno della moda storicamente e geograficamente nella società occidentale quale specifico sistema per la produzione e organizzazione dell'abbigliamento, emerso nel quattordicesimo secolo nelle corti europee, in particolare alla corte francese di Luigi ΧΙV e sviluppatasi con la nascita del capitalismo mercantile. Questi autori convengono nell'affermare che la moda nasce nell'emergenza e nello sviluppo della cultura moderna occidentale dove la mobilità sociale diventa possibile, dove cioè si sviluppano quelle condizioni che favoriscono la propensione al cambiamento.
Un'altra frangia di pensiero rappresentata soprattutto dagli antropologi Barnes e Eicher e J.Craick dichiara essere un errore considerare la moda caratteristica di società industriali solamente. Essi tentano di difendere la natura della moda, "ingiustamente" pensata dai più come frutto di una logica occidentale e nella loro critica sembrano rivelare l'intenzione di restituire a questo fenomeno una proprietà più generale, senza circoscriverlo ad un tempo e ad un luogo specifico.

Probabilmente ciò che non piace a questi autori è l'idea che nell'immaginario collettivo l'esperienza della moda venga preclusa a società differenti da quella occidentale, società più semplici e non tecnologicamente avanzate, in cui il vestiario viene impropriamente definito tradizionale, quando questo termine è usato per indicare mancanza di cambiamento. Sappiamo però che nella storia di ogni cultura, contatti con altri popoli hanno sempre portato cambiamenti e contaminazioni, testimoni ne sono le vesti e i loro particolari.

Ciò che viene riconosciuto in maniera indiscutibile e che unisce studiosi provenienti dalle varie discipline consiste nel riconoscere alla moda le seguenti caratteristiche:
• è un fenomeno che esiste dove la mobilità sociale è possibile;
• possiede il suo indistinguibile carattere di produzione e distribuzione;
• è caratterizzato da una logica di regolare e sistematico cambiamento.


Moda è l'abito la cui caratteristica proprietà consiste nel rapido e continuo cambiamento di stile …moda in una parola è cambiamento( E. Wilson, Adorned in Dreams: Fashion and Modernity, London, Virago, 1985, p. 316).
Ogni definizione di moda cercando di aggrappare ciò che la distingue da termini quali stile, costume, dall'abito convenzionale o accettabile, deve porre la sua enfasi nell'elemento di cambiamento che sempre associamo al termine.
Moda è sempre associata all'idea di cambiamento e si sviluppa con l'emergere di mutamenti economici politici e sociali diventando uno strumento individuale nella lotta al riconoscimento

Nessun commento:

Posta un commento