mercoledì 21 novembre 2012

TUTTO NASCE DA QUESTA PAROLA

Idea (dal greco antico ἰδέα,[1] dal tema di ἰδεῖν,[2] vedere)[3] è un termine usato sia nel linguaggio comune che in filosofia, con diversi significati riferibili in genere ad un concetto o un "disegno della mente"

IDEA  ..

QUALCHE PAROLA SULLA CREATIVITA'

L’atto del “creare” è stato a lungo percepito come attributo divino: Catullo, Dante, Leonardo, non avrebbero definito se stessi “creativi”. Nel passato venivano ritenuti propri dell’uomo invenzione, genio e, dal ‘700, progresso e innovazione.
L’idea di “creatività” come atteggiamento mentale tipico (ma non esclusivo) degli esseri umani nasce nel ‘900. I primi studi specifici sul fenomeno risalgono al 1920. La parola “creatività” entra nel lessico italiano solo a metà del secolo scorso.
Attorno al concetto di creatività ci sono oggi molto interesse e qualche confusione. La creatività spsso viene vista come attività contigua alla stravaganza. O viene collegata automaticamente all’effimero (moda, intrattenimento). O al mondo dell’arte.
In effetti, il campo d’applicazione coincide con l’intero campo del pensare e dell’agire umano. Si può parlare di “creatività” intendendo sia un modo peculiare di pensare e di affrontare problemi, sia un processo che porta all’invenzione di qualcosa che non c’era prima o alla scoperta di qualcosa di ignoto.
Tra le moltissime definizioni esistenti di creatività si segnala per semplicità e precisione quella che sintetizza il pensiero di Henri Poincaré: “creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”. Le categorie di “nuovo” e “utile” radicano l’attività creativa nella storia e nella società. Il “nuovo” è relativo al periodo storico in cui viene concepito. L’“utile” è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Le categorie di nuovo e utile illustrano l’essenza dell’atto creativo: un superamento delle regole esistenti (il “nuovo”) che istituisca una ulteriore regola condivisa (l’utile). Individuano anche le due dimensioni del processo creativo, che unisce disordine e ordine, paradosso e metodo. Infine, le categorie di nuovo e utile estendono la sfera delle attività “creative” a tutto l’agire umano a cui sia riconosciuta un’utilità economica, o estetica, o etica, e che sviluppi novità: applicazione “nuova” di una regola esistente, estensione di una regola esistente a un campo “nuovo”, istituzione di una regola del tutto “nuova”.
Poiché si fonda sulla conoscenza preliminare delle regole “da trasgredire”, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno d’ordine e di successo (ma non inteso in termini economici), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione... gli stili di vita e di lavoro possono essere i più diversi, ma tutti sembrano implicare autodisciplina, un rispetto sostanziale per l’argomento a cui ci si dedica e una tenacia che, vista dall’esterno, sembrerebbe rasentare l’ossessione. Mentre in alcuni campi -la matematica, per esempio- la creatività sembra svilupparsi meglio in giovane età, in altri -letteratura, musica, arti figurative- continua per tutto l’arco della vita.
La creatività è espressione tipicamente umana perché si fonda anche sul possesso di linguaggi astratti (parole, numeri) e atti a compiere discriminazioni sottili. Ma non è espressione esclusivamente umana. Molte specie di mammiferi, in particolare i Primati, e alcune specie di uccelli hanno “intuizioni creative”, e riescono a trasmettere soluzioni creative alla prole.


















venerdì 16 novembre 2012

Accessori d'Arte: PERCHE'?

Accessori d'Arte: PERCHE'?: Ecco la porta. Eccola lì, fiero legno anziano avvolto da madre natura, nel silenzio di un paese bianco con strani tetti  a cono, il cuo...

PERCHE'?


Ecco la porta. Eccola lì, fiero legno anziano avvolto da madre natura, nel silenzio di un paese bianco con strani tetti  a cono, il cuore che salta su e giù e cerca una via di fuga, e fugge il dolore, esaltando  un mondo estraneo che tutto giudica, decido di cambiare strada e sono quasi felice.
A.A.

OGNUNO DI NOI



Ognuno di noi è unico nel suo essere e per questo cerco nell'oggetto accessorio l'unicità, l'originalità nascosta in ogni carattere, essenza umana e non, forma e formalità ..
ognuno di noi è unico e ciò che indossa dovrebbe allontanarsi dall'oggetto accessorio che rende schiavi perchè non è esso che ci indossa ma il contrario vivendolo..

-la borsa per una donna deve contenere, essere funzionale ed apparire allo stesso tempo ..seria, sbarazzina, curiosa, rock ...dolce ..bambina, malinconica..

-la collana deve attirare l'attenzione sul nostro collo e spalle, essenza sensualmente intellettuale  della donna 

-gli orecchini richiamano l'attenzione sul  volto, occhi, labbra ..espressione ed 
espressività  ..

-un bracciale deve avvolgere e ballare intorno al nostro polso ...leggero ..come se non ci fosse ma c'è..

-l'anello da sempre simbolo di unione..deve riflettere ciò che sembriamo e siamo ..

è per questo che :

..... CREO, INVENTO, SCRUTO, OSSERVO...MI RE- INVENTO OGNI GIORNO ...CAMBIO E RICAMBIO ..SORRIDO E PIANGO..PIANGO E S-O-R-R-I-D-O....DI COLORI E MATERIA I MIEI GIORNI ..

giovedì 15 novembre 2012

IL CONCETTO DELL'OPERA ARTIGIANALE NELLA STORIA DELL'ARTE

Artigianato di consumo. 

L'artigianato come prodotto di cultura, come testimonianza di un modo di essere, di lavorare e di "fare" oggetti legato a determinate localizzazioni geografiche e a precise tradizioni storiche tende oggi a dissolversi in un'altra forma di artigianato. In un nuovo artigianato rivolto alla produzione di oggetti di decorazione e di soprammobili da immettere immediatamente sul mercato, che ha perduto talune connotazioni tipiche del vecchio: come il fatto di essere reperibile solamente nei luoghi della sua produzione o di essere destinato ad una precisa funzione utilitaria. E che d'altra parte ha conservato, per distinguersi e minimamente nobilitarsi rispetto all'oggetto prodotto industrialmente, alcuni momenti di intervento manuale "artistico" nel procedimento di realizzazione. In realtà il termine di artigianato può essere oggi collegato a un ventaglio di attività piuttosto ampio: è artigiano colui che, già proprietario di un piccolo laboratorio, è diventato rivenditore di pezzi comperati altrove; ed è artigiano chi si limita a montare - non più a creare - le parti di quello che comunemente viene definito un oggetto di artigianato. I luoghi classici di diffusione del nuovo artigianato di consumo rimangono essenzialmente due. I primi corrispondono alle località che hanno alle spalle una determinata tradizione artigianale, ora recuperata nei termini di una produzione a metà tra artigianato e industria, fortemente massificata per rispondere alla crescente domanda legata all'enorme sviluppo dell'industria turistica. I secondi sono le "bancarelle di mercatini" dove il nuovo artigianato di consumo si presenta da solo mescolato a vecchi mobili e oggetti d'arredamento usati, tra i quali solo pochissimi esperti o fortunati riusciranno a trovare qualche pezzo di artigianato autentico e di valore. Queste "nuove figure professionali", di cui non si conosce l'effettiva formazione e provenienza, dovrebbero avere capacità di collegamento tra il mondo delle produzioni artigianali e i "luoghi" e le forme in cui tali prodotti dovrebbero acquisire una concreta e adeguata visibilità, che si muovono e interagiscono, ormai, su un'area "fuori dalla propria territorialità. 

L'artigiano artista. 

Una distinzione tra artigianato e artista si precisò definitivamente in Italia a partire dal XV secolo quando pittori e scultori - come Piero della Francesca, Ghiberti, Donatello o, più tardi, Leonardo e Michelangelo - intesero dare alla propria opera dignità e ambizioni scientifiche, svincolandola dalle "arti meccaniche" (manuali) alle quali fino ad allora era stata assimilata e collocandola sullo stesso piano delle "arti liberali".In questo modo furono poste le basi che diedero una giustificazione teorica a quella divaricazione che da allora avrebbe allontanato sempre più radicalmente la figura dell'artista da quella dell'artigiano. Il primo inteso come inventore/creatore di forme nuove e degne del massimo rispetto culturale, certamente fondate su capacità di mestiere che dovevano però essere fecondate, per raggiungere i gradi più alti del valore artistico, da fatti di elaborazione mentale/concettuale. Il secondo, l'artigiano, guardato viceversa come un ripetitore di oggetti e di forme predeterminate da una tradizione secolare continuamente aggiornata e replicata grazie alla padronanza di un mestiere per il quale la destrezza della mano conta di più dell'invenzione intellettuale. Alcune relazioni, tuttavia, sono continuate a sussistere tra questi due settori della produttività dell'uomo. Esistono tuttora, in altri termini, attività artigiane la cui organizzazione discende in modo diretto - secondo un filo e una tradizione ininterrotti - dalle botteghe artistiche medievali e rinascimentali: e anche se la manualità, l'abilità nell'usare un numero elevato di strumenti, ne è la prima caratteristica - si consideri ad esempio la varietà di martelli e di scalpelli usati dai cesellatori - certamente esiste anche una componente estetica nell'oggetto prodotto che suggerisce un apparentamento con l'opera d'arte. Ciò può essere riscontrato, esemplificativamente, nella produzione artigianale di ceselli , di oggetti di vetro, di statuine per presepi che, non a caso, vengono comunemente riconosciuti e indicati come fatti di "artigianato artistico". Un dato che accomuna tutti i prodotti appena ricordati è la mancanza di un qualsiasi riferimento alla cultura propria degli uomini che li hanno eseguiti, alle tradizioni popolari originali dei luoghi in cui quegli artigiani hanno vissuto.(Vera Zamagni, storia dell'Artigianato Italiano). 



Il preconcetto di considerare le cosiddette arti applicate come appartenenti ad un gradino gerarchico inferiore rispetto a pittura e scultura ha dominato incontrastato buona parte del secolo scorso e con l'affermarsi di alcune scuole e movimenti che credevano di poter pronosticare la fine d'ogni manualità in vista d'una futura era, totalmente meccanizzata. Oggi nonostante l'affermarsi - più che giustificato - della meccanizzazione e industrializzazione edilizia, della meccanizzazione secondo le regole del design, nonostante il sempre più intenso intervento dell'elettronica anche in campo artistico (computer art, video art, realtà virtuale, ecc.), si è finalmente riscoperto l'aspetto benefico di una attività manuale e comunque di una interferenza costante tra l'uomo e l'oggetto con la presenza del "fatto a mano" nei più svariati settori artigianali: dalla ceramica al legno, dal marmo al vetro, al ferro, al cuoio......(Gillo Dorfles, La seduzione degli oggetti). 

Ritorno ai mestieri 
Architetti, scultori, pittori, debbono tutti ritornare ai mestieri. L'arte non è una "professione". "Non vi è sostanziale differenza fra artista e artigiano, l'artista è un artigiano ispirato". 

In rari momenti di ispirazione, momenti che superano il controllo della sua stessa volontà, un particolare stato di grazia può fare sì che il suo lavoro sui trasformi in arte. 

La competenza professionale nel suo mestiere è essenziale al vero artista. Là risiede una sorgente di immaginazione creativa. Lasciateci creare una nuova categoria di artigiani, senza la classica distinzione che alza una arrogante barriera fra artigiano e artista. Contemporaneamente lasciateci concepire e creare il nuovo edificio del futuro che abbraccerà architettura, scultura e pittura e che si leverà un giorno verso il cielo dalle mani di un milione di lavoratori come simbolo di cristallo di una nuova fede. (Walter Gropius in "Bauhaus", 1981). 

IL DESIDERIO DI ORNAMENTO (da GLI ARTIGIANAUTI)





L'esigenza di adornarsi nasce addirittura prima di quella di vestirsi , al contrario oggi, dove l’abito è l’elemento principale a cui si coordinano tutti gli accessori, borsa, scarpe gioielli ecc. Tracce di ornamentazione personali sono state rinvenute per epoche precedenti al Paleolitico stesso: tuttavia con caratteristiche di objets trouvès, quali denti di animali, ciottoli, scheletri di pesci, conchiglie ecc.; in essi l’uomo era intervenuto praticando fori, facendovi passare corde, in modo da dover essere “indossabili”. Per trovare invece esemplari “lavorati” in senso stretto bisogna giungere al Paleolitico. Il grande scarto evolutivo avviene nell’età del Bronzo, dove le tecniche basilari della lavorazione dei metalli sono a tutt’oggi valide.


E’ estremamente interessante l’analisi delle motivazioni che tentano di spiegare questo fenomeno, e i loro continui significati in perenne mutamento.
Se prendiamo in considerazione il mondo animale, notiamo che la maggior parte delle specie è “naturalmente accessoriata”, mi spiego meglio con alcuni esempi: la coda del pavone, la cresta del gallo, le corna dell’alce ecc. Due sono le funzioni di questa incredibile biodiversità: la prima che investe principalmente la sfera cromatica e riguarda il mimetismo come arma di difesa; la seconda è usata come richiamo sessuale e rivela l’istinto della sopravvivenza della specie. Le armi diventano copie delle zanne, le collane di denti di tigre rivelano il carattere coraggioso del suo possessore.
La prima delle caratteristiche dell’uomo/artista è nella copia della natura, vedi dipinti paleolitici nelle grotte, la storia dell’arte testimonia questi inizi e le sue evoluzioni, la natura è il punto di partenza anche per la storia degli ornamenti: l’uomo preistorico emula la natura, copia gli ornamenti degli animali, aggiungendo un terzo elemento la magia, il misticismo che attribuirà agli oggetti inanimati, la cosiddetta funzione apotropaica. La funzione della copia è, nel campo pedagogico la prima fase dell’apprendimento, copiando facciamo nostro il mondo esterno, lo interiorizziamo, creiamo una relazione, questa fase di apprendimento empirico, cioè basato sull’esperienza, forma una conoscenza che andrà ad alimentare una coscienza globale del nostro piccolo io con l’universo.
La specie umana fin dai suoi albori ha cercato tramite l’oggetto gioiello di appagare il suo desiderio di distinguersi in un primo momento; poi l’ornamento è entrato a far parte di quella categoria di oggetti che rispondono all’impulso estetico, che nell’uomo è naturale , finalizzando la sua funzione di compensazione delle sue insicurezze fondamentali: la vanità, la superstizione, il desiderio di ricchezza materiale le carenze affettive (vedi oggetti di nessun valore intrinseco ma di grande valore mnemonico).

Il panorama odierno è variegato e l’offerta di accessorio/gioiello compensa la grande varietà delle richieste, al passo con i tempi coesiste tutto, è possibile appagare le molteplici aspettative del genere umano sia per rendere la propria persona unica o contrariamente assolutamente uguale a quella del gruppo di appartenenza che sia per categorie di moda, di ceto sociale o di etnia.
Nella contemporaneità convive l’oggetto di super lusso, nel quale sono la materia prima e le pietre preziose ad aumentare il valore pecuniario a cifre astronomiche e l’oggetto dell’artista famoso, del designer o dell’architetto blasonato, povero nelle materie e spesso nell’esecuzione ma carico di valore artistico.
La crisi economica mondiale di questi ultimi anni ha poi portato ad una esplosione del fenomeno dell’uso di materie riciclaste, anche nell’onda di una maggior consapevolezza ecologica delle ultime generazioni di designer. In aumento, sempre a causa della crisi, la gioielleria di scena, ovvero la bigiotteria, assemblaggio di vario materiale non pregiato, con durata limitata nel tempo, senza particolare pregio di esecuzione e di ricerca possiamo definirla finalizzata all’acquisto compulsivo ed economico.
E’ parere comune che oggigiorno è penalizzata la media produzione, intendendo quella fascia di mercato dell’artigianato artistico caratterizzata da qualità di materiali, ricerca di soluzioni, recupero delle tradizioni e manodopera specializzata ed è a mio parere importante sostenerla perché carica di valori sapienti e quindi di cultura.

A cura di Emanuela Bergonzoni